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lunedì 18 settembre 2017

Amla: cosa ne penso?

Da anni ormai mi spalmo strani intrugli sui capelli, ma l'amla mi mancava. Le ho provate tutte: dall'henné allo shikakai, passando per la farina di ceci e lo yogurt, ma l'amla no, non mi aveva mai incuriosita, o almeno, non fino ad oggi.
Avendo smesso di utilizzare l'henné, sentivo che i miei capelli aveva bisogno comunque di un trattamento un po' più importante da applicare più o meno spesso, e allora ho optato per questa tanto decantata polvere di origine indiana che dovrebbe essere un toccasana per capelli e cuoio capelluto.
Ma che cos'è nello specifico l'amla?
A quanto dice la confezione di Amla di Biopark Cosmetics che ho acquistato, l'amla è il frutto dell'albero di Amla (ma dai?!), anche detto uva spina indiana. Essendo ricca di vitamina C, l'amla esercita un effetto antiossidante che previene l'incanutimento precoce dei capelli e la loro caduta, oltre che essere un'ottima alleata contro la forfora. Avendo anche un effetto astringente, risulta funzionale anche in caso di pelle grassa o mista. Essa può essere impiegata in maschere viso e in impacchi per capelli.
Le mie prime impressioni.
Il primo approccio non è stato dei migliori: nonostante io fossi abituata all'odore di altri impacchi naturali, l'odore dell'amla mi è risultato insopportabile. Non saprei neanche descriverlo, ma sopportarlo non è facile, anzi. Inoltre non ho notato particolari miglioramenti nello stato dei miei capelli. La seconda volta, sono stata più fortunata: sarà che avevo fretta di finire la confezione e non avere più a che fare con questa polvere malefica, ma utilizzandone di più (più di 50 gr) ho visto dei risultati. In primis, i capelli risultavano morbidissimi ed estremamente lucidi, in secundis, mi ha donato un colore più ricco di riflessi rispetto al mio naturale, nonostante non sia una polvere tintoria. Inoltre, già dal primo utilizzo (potrebbe essere anche suggestione però eh), ho notato un sacco di nuovi capelli!
La consiglio?
Onestamente non so se ricomprarla, perchè l'odore è davvero insopportabile (anche se per fortuna non rimane sui capelli dopo il lavaggio), ma devo dire che nonostante tutto ha soddisfatto le mie aspettative. Da usare, magari una volta ogni tanto.

Questi i miei capelli (felici) dopo l'impacco. 



giovedì 29 giugno 2017

Come essere più ecobio e vivere felici

DISCLAIMER:
Questo post potrebbe innervosirvi perché vi spinge a pensare e a essere meno egoisti. Da leggere a vostro rischio e pericolo.


I prodotti industriali per pulire casa sono il male. Questo ho pensato quando, accidentalmente, mi è finito dello sgrassatore nell'occhio (no, giuro che non stavo controllando da vicino se l'erogatore era su on o off). In realtà, lo sapevo anche prima che le nostre abitudine lasciano un po' a desiderare e che molti dei prodotti che normalmente teniamo in casa, non sono sicuri per la salute dell'uomo e dell'ambiente. Il genere umano si crede immune ai pericoli e ai soprusi a cui sta sottoponendo l'ambiente: prodotti per l'igiene personale e della casa mettono a dura prova gli ecosistemi e, non dimentichiamocelo, anche la nostra salute. Ma quindi? Vuol dire che noi e la nostra casa dobbiamo puzzare come una stalla in piena estate? Ma sciocchini, assolutamente no! Basta ingegnarsi e metterci un po' più d'impegno per fare delle scelte consapevoli. E non venitemi a dire che una rondine non fa primavera e che l'impegno deve partire dallo Stato e blah blah, perché, credetemi, sono solo cazzate per chi vuole rimanere passivo e non mettersi in discussione. Ecco alcune dritte che potrebbero salvarci la pelle (in tutti i sensi):

1. Preferire le formulazioni solide a quelle liquide
Mi riferisco soprattutto al bagnoschiuma e quant'altro. Le formulazioni liquide hanno bisogno di un packaging più ingombrante rispetto al loro corrispettivo solido. L'ideale sarebbe sostituire il bagnoschiuma con una saponetta, magari con l'involucro di carta piuttosto che di plastica (non devo dirvi io che la carta si decompone più facilmente, eh!). Esistono addirittura gli shampoo solidi, ma non l'ho ancora provati, quindi non saprei se effettivamente hanno una buona resa.

2. Evitare i prodotti superflui
Ragazzi, ma soprattutto ragazze, non abbiamo proprio bisogno di tutto tutto, credetemi. La società ci ha reso dei consumatori accaniti di cose di cui non abbiamo davvero bisogno. Tocca fare delle scelte. Io, per esempio, ho eliminato il balsamo o la maschera per capelli: il balsamo (o la maschera) produce una patina sul capello che dovrebbe renderlo più lucido e più morbido. Ma è davvero indispensabile? Per me no. Pensate davvero che applicare per pochi secondi o per qualche minuto della poltiglia sui vostri capelli li farà crescere sani e belli? Io ho sostituito questo step con un altro secondo me più efficace: una volta a settimana faccio un impacco pre-shampoo col mio olio preferito per capelli (io uso quello di jojoba che è leggerissimo) e credetemi, da ragazza mossa/riccia, posso assicurarvi che non mi manca inquinare l'acqua con i residui del balsamo (avete mai notato come diventa melmosa l'acqua dopo averlo sciacquato?). Stessa cosa vale per l'ammorbidente: se prima non si usava, adesso sembra diventato indispensabile. Ma anche se sembra un prodotto innocuo, non solo inquina ulteriormente le acque, ma può causare anche irritazioni. L'alternativa? Aceto o bicarbonato! Molti sono restii ad utilizzare l'aceto in lavatrice per via dell'odore, ma credetemi, una volta evaporato l'aceto non lascia nessun tipo di odore, ma anzi, esalta il profumo del detersivo (sceglietelo a basso impatto ambientale!). Il bicarbonato invece, non ammorbidisce solo i capi, ma ha anche un certo potere sbiancante.

3. Homemade
Comprare è più facile, ma sapete quanti "prodotti" potete crearvi a casa? Basta informarsi e avere un po' di iniziativa: dallo scrub allo sgrassatore universale, dagli impacchi per capelli alle maschere viso. Insomma, serve solo un po' di tempo e voglia di sperimentare.

4. Scegliere (pochi) prodotti giusti
Esistono dei prodotti multifunzionali che possono aiutarci a pulire la casa senza sporcare l'ambiente. Uno di questi è il Dr Bronner Magic Soap 18-in-1. Vi dirò, prima di acquistarlo ero abbastanza scettica e il prezzo mi sembrava esagerato. Poi ho deciso di comprarlo e ne sono rimasta piacevolmente stupita: bastano poche gocce di questo prodotto per pulire bene il pavimento, per lavare a mano i vestiti e fare tantissime altre cose, ma non lo consiglio per uso personale, dato che lascia la pelle abbastanza secca. Costa un po', ma vi assicuro che dura tantissimo e ha un'ottima resa!

Certo, alcuni prodotti chimicissimi risultano indispensabili (vedi la candeggina per disinfettare non solo il bagno, ma anche quella carcassa ferrosa di germi che prende il nome di lavatrice), ma non serve utilizzarli tutti i giorni e per tutto. Fate la scelta giusta o, altrimenti, siete destinati allo stesso destino di Fabio Volo.








martedì 30 maggio 2017

Book #7: Ragazzi di vita


Mi fa tanto ridere ricordare me 16enne che affermare di adorare Pasolini solo perché avevo visto Comizi d'amore e perché avevo studiato la sua poetica su un'antologia. Poi, dopo aver visto La Trilogia della Vita e, soprattutto, Salò, o le 120 giornate di Sodoma qualcosa cambiò. Il solo sentire parlare di Pasolini mi metteva addosso un'angoscia indescrivibile, e quando mi regalarono Ragazzi di Vita mi venne un magone assurdo. Mi rifiutai proprio di leggerlo. Poi però la vita te lo schiaffa in faccia e non puoi fare a meno di prenderlo in considerazione ("vita" = un esame di letteratura italiana da cui non puoi scappare). E così, da studentessa fuori sede a Roma, ho iniziato a leggerlo. Noiosissimo, pensavo. Poi però, con mia grandissima soddisfazione, sono riuscita a finirlo.

Ragazzi di vita è un libro difficile e a tratti noioso, non lo nego. Mi spiego: difficile perché non è un romanzo vero e proprio, ma più un saggio sulla difficile esistenza di quelli che furono i borgatari romani del dopoguerra. I ragazzi di vita di Pasolini sono figli di quel sottoproletariato analfabeta ma vivo fino al midollo, destinato ad estinguersi nell'Italia del boom economico. Noioso perché certi capitoli sembrano infiniti e il fatto che non si riesca ad empatizzare con i personaggi non aiuta. Infatti, in questo libro-inchiesta quasi tutti i personaggi sono delle comparse; anche Riccetto, ragazzetto grazie al quale viviamo le varie scorribande per le strade romane, appare come un protagonista sui generis. Occorre sottolineare che nel romanzo di Pasolini manca la dimensione psicologica dei personaggi; quello che conosciamo di loro è soltanto la loro cruda carnalità.  Fu proprio la descrizione di questa carnalità che portò lo stesso Pasolini e il suo editore, Garzanti, dritti in tribunale accusati di oltraggio al pudore. L'Italia benpensante del '55, anno in cui il romanzo fu pubblicato, non era pronta a leggere di ragazzini che si prostituivano per racimolare qualche soldo, speso poi nuovamente a prostitute. Lasciatemi dire che il sottoproletariato di Pasolini fotte e si lascia fottere, ripetutamente e in tutti i sensi. Mi lasciava perplessa il modo in cui questi ragazzetti derubavano e si facevano derubare; soffrivano, ma non si tiravano indietro se c'era da far soffrire.
Sullo sfondo di questo mondo sporco e infame, c'è la Roma che cantava Claudio Villa e Mario Merola, in piena ricostruzione dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Una Roma descritta nei minimi particolari (anche se non so se effettivamente il saggio si fonda poi con la narrazione fittizia) e fatta di quartieri che suonano familiari a chiunque conosca Roma: Monteverde, Tiburtino, Pietralata... Una Roma che parla romano, ma anche qui, un romano ricostruito in maniera quasi filologica che i romani stessi non riconoscono (credetemi, ho chiesto).
Insomma, ne vale la pena? Sì, non è una lettura da ombrellone, mi rendo conto. Ma sforzare un po' le meningi non può che far bene.

venerdì 12 maggio 2017

Movie #27: Pieles, 2017


Purtroppo (o per fortuna) seguo ormai da tempo un canale Youtube destinato a un solo pubblico dallo stomaco forte (e non troppo bigotto, per carità) che risponde all'esotico nome di Shivaproduzioni. Questi carissimi ragazzi non fanno altro che farmi capire quanto io faccia schifo come essere umano. Ma andiamo con ordine. Proprio grazie a loro, ho scoperto Pieles (Skins, 2017), primo lungometraggio del giovane cineasta spagnolo Edoardo Casanova. 
QUESTO FILM FA SCHIFO. E da qui mi spiego: indubbiamente è un film di cattivo gusto (una ragazza con un ano al posto della bocca non è sicuramente il massimo), ma è di un bel cattivo gusto. Voglio dire, non è un cattivo gusto fatto a caso, anzi, ha la sua estetica fatta di bellissimi colori pastello che circondano un mondo di persone con delle "devianze" sia fisiche che psicologiche. Il film è un intreccio di storie diverse, ma allo stesso tempo tutte intrecciate che, perdonatemi, non vi racconto; dovete beccarvi tutto dritto in faccia, senza spoiler di nessun tipo.
Questo film è pura follia a suon di opera. E mi è piaciuto: sì ragazzi, mi è piaciuto, mi ha fatta sorridere, emozionare e quasi vomitare. Secondo me è stupido però cercarci per forza una morale, che probabilmente sarebbe la banalissima "non importa che tu abbia un ano in faccia o sia un pedofilo, troverai comunque il tuo posto nel mondo". Per me è da vedersi come puro delirio estetico di un 26enne a cui piace coprire la merda coi glitter,

domenica 7 maggio 2017

Places #1: Il roseto comunale di Roma


A Roma esiste un posto incantato. Nei pressi della stazione metro Circo Massimo, precisamente in Via di Valle Murcia, rose di ogni tipo si fanno ammirare da visitatori estasiati (e non esagero!) che si ritrovano immersi in un'atmosfera fiabesca. Questo posto è il roseto comunale di Roma, che per un breve periodo (tra gli ultimi di aprile e inizi di giugno) è aperto al pubblico, nel clou delle sua fioritura.
Io personalmente, adoro le rose. Credo che, insieme ai tulipani (che non so per quale motivo siano diventati mainstream, ma vabbe'), siano dei fiori meravigliosi. Inoltre, essere nata a maggio mi fa pensare che questo fiore mi appartenga in qualche modo di diritto. Sin da piccola ho pensato che la rosa fosse il mio fiore. Un ego piccolo piccolo insomma!
Insomma, se vi trovate a passare da Roma in questo periodo, vi consiglio di farci un salto.

Piccola curiosità: sapete perché la rosa canina ha assunto questo nome?
Pare che ai tempi degli antichi romani il decotto ricavato dalle sue radici venisse usato per curare la rabbia (idrofobia).

Ecco alcune delle foto più belle!






 Se volete vedere le altre, visitate la mia pagina Facebook, che a differenza di blogger mi permette di fare una galleria 😠
https://www.facebook.com/bionicgirlblog/

Buon mese delle rose a tutti!

lunedì 24 aprile 2017

Book #6: Il sentiero dei nidi di ragno


Considerando il periodo, vorrei consigliarvi un libro a tema Resistenza: il famosissimo Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Sì, sto per compiere 23 anni e non avevo mai letto questo libro fino a pochi giorni fa. Non so perché (o forse effettivamente potrei saperlo), Calvino non mi ha mai attirato come scrittore, ma con questo libro mi sono ricreduta.
Attraverso gli occhi del piccolo ma disilluso Pin, riviviamo nella Liguria della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza. Pin è un orfano che sembra non trovare il suo posto nel mondo: deriso dai grandi ed evitato dai suoi coetanei, egli vive con la sorella prostituta, avvezza a soddisfare i bisogni dei fascisti. Un giorno però, la vita del piccolo Pin cambia, e nel suo meschino quotidiano si infiltra la realtà della Resistenza, fatta di uomini, donne e, perché no, anche di ragazzini. Grazie a questa avventura, incontra Cugino, una sorta di gigante buono che sembra capirlo, e soprattutto, non deluderlo mai, neanche alla fine.
Pin ci mostra, attraverso il suo occhio critico, il bizzarro mondo degli adulti: intorpiditi e istupiditi dall'alcol e dal sesso, essi mancano di coerenza e di lealtà. Un romanzo duro, soprattutto nei confronti delle donne (i due personaggi femminili principali sono la sorella di Pin, una prostituta, e Giglia, un'adultera), ma che nonostante la sua palese misoginia, affascina e commuove.

giovedì 13 aprile 2017

Netflix is love, Netflix is life #4: 13 Reasons Why (Tredici)


Avevo sentito parlare di questa serie: un giorno, lessi un post dove una ragazza la definiva scioccante e incredibilmente intensa. Sempre su Facebook, notai che una ragazza aveva firmato una petizione nella quale si chiedeva che fosse mostrata in tutte le scuole. La curiosità era tanta, per cui ho divorato 13 Reasons Why a bocconi pieni.
Sicuramente aveva ragione la ragazza del primo post, è una serie intensa. Ma allo stesso tempo, questo teen-drama (tratto da un romanzo di Jay Asher) è davvero avvincente. Ogni singolo personaggio viene presentato in ogni sua sfaccettatura, col risultato, forse azzardato, che lo spettatore finisce per non odiare tutti i carnefici, che a loro volta si dimostreranno anche vittime ( più o meno consapevoli).
Trama in breve: una ragazza, Hannah, si suicida, ma prima di farlo lascia 7 audiocassette in cui spiega i 13 motivi (o persone) che l' hanno spinta a compiere l'estremo gesto. Lo spettatore le ascolta tutte attraverso Clay, ragazzo con cui Hannah sembra aver avuto un rapporto speciale. Anche lui ragazzo "diverso" che, come la stessa Hannah, riesce a fatica ad integrarsi con gli altri suoi coetanei.
Detta così, sembrerebbe una storia abbastanza banale e, forse, lo è. Ciò che non è banale è il modo in cui la viviamo: una ricostruzione vivida della crudeltà che ci circonda. A chi non è mai capitato di scoprire la falsità della gente e rimanere di stucco di fronte all'orrenda maschera che sappiamo costruirci ogni giorno pur di sopravvivere in questa giungla che è la nostra società? Gelosia, egoismo e maschilismo tengono le redini di ogni relazione sociale e chi non si attiene alle loro leggi rischia di sopperire. Certo, tutta la serie improbabile di sfortunati eventi che accadono a Hannah sembra un po' esasperata e poco credibile (scusate, ma ad una certa non c'è l'ho fatta... Vengono trattati dei temi davvero seri, ma alcuni toccano il ridicolo!), ma la serie merita di essere vista per due ottimi motivi: il primo è che è un ottimo esempio di sensibilizzazione verso tutti i problemi legati al bullismo, il secondo è che sa tenere attaccati allo schermo.
Promossa a pieni voti.